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Essere genitori adottivi oggi: una sfida nella sfida
La recensione di Paola Morosini del seminario di sabato 24 gennaio 2026

Essere genitori adottivi oggi: una sfida nella sfida

UN SEMINARIO IN SINTESI

Il seminario organizzato dai Centri Mara Selvini per l'adozione e le genitorialità altre a cura del Dottor Gregorio Mazzonis e della Dottoressa Sara Ferraris si è tenuto il 24 gennaio 2026. Il seminario ha visto l’importante apporto della ricerca a supporto dell’attività clinica.
Al mattino la Prof.ssa Rosnati dell’Università Cattolica ha analizzato molte delle frequenti domande sull’adozione e fatto riferimento ad una importante metanalisi del 2010 che ha preso in considerazione 250 studi (M. Van IJzendoorn e F. Juffer) e che confronta diversi aspetti mettendo in correlazione i pari di oggi e i pari del passato (che non hanno beneficiato di un contesto familiare).

Emerge come il fattore “famiglia“ rappresenti nettamente un fattore di recupero. Citato anche lo studio di Palacios relativo alle possibilità di recupero dei bambini adottivi che seppur incompleto è presente in molte aree, anche cognitive. Viene sottolineato il ruolo che spesso ha la FASD (feto alcool spectrum disorder) nel quadro clinico dei bambini adottati e come in Italia sia sottostimata rispetto ad altri paesi europei.
Vi sono ovviamente molte disabilità secondarie da valutare nei bambini adottati. Il danno cerebrale si svilupperà ancora di più se il bambino cresce in ambiente poco supportivo.

Le famiglie adottive sono un gruppo molto eterogeneo, ma è citato un maggior rischio di depressione materna in presenza di FASD. Il supporto del partner è il principale fattore protettivo. Inoltre, si considera che l’apertura comunicativa sulle tematiche adottive è un importante compito protettivo nel mettere parola alle sofferenze, e bisogna sempre ricordare che la storia familiare nelle famiglie adottive inizia con la nascita e non con l’adozione.

Viene anche richiamato un importante punto che riguarda l’identità etnica, che passa dal corpo. Infine, viene ripreso il concetto di funzione sociale dell’adozione e di responsabilità sociale e collettiva.

La Prof.ssa De Cataldo dell’Università Bicocca ha riferito della Ricerca Fertility over 40 Prin PNRR Forties condotta dalle Università di Milano Bicocca, Bologna e Padova: è un survey nazionale su 4500 casi di madri over 35, che contiene una parte dedicata alle adozioni.
Vi è una diminuzione delle dichiarazioni di disponibilità in Italia in connessione certamente con l’aumento della PMA. Ha esposto la metodologia utilizzata nella ricerca i pro e i contro affrontati per la costruzione di un collaborative filmaking con un approccio partecipativo coinvolgendo genitori e operatori. Questo approccio porta il significato anche ai non specialisti sul tema.

Punti salienti nei risultati sono la risignificazione della genitorialità, l’attesa, l’identità, la differente appartenenza, la fase post-adozione come fase critica a rischio di isolamento, la lotta culturale allo stigma e agli stereotipi.
Viene individuato un triplo stigma costituito da infertilità, giudizio sull’adozione e prossimità simbolica alla migrazione (concetto di bambini/e razzializzabili).
Il concetto di evitare la solitudine delle famiglie e del rinforzo della genitorialità oltre gli step descritti insieme al rafforzare la paternità sono alla base degli interventi consigliati.
Poi molto interessante l’intervento degli esponenti dell’associazione genitori Petali dal Mondo che ripercorre dal punto di vista dei genitori i bisogni emergenti, come valorizzare e sostenere la complessità dell’esperienza adottiva, l’integrazione necessaria tra passato e presente, le competenze del gruppo associativo a sostegno dei genitori nelle varie fasi ( impatto con la scuola , adolescenza etc.).
La ricerca delle origini sempre più alla portata in un mondo connesso è un tema importante e delicato portato dai genitori.

Oltre ad aver promosso un ambulatorio pubblico dedicato ai temi adottivi l’associazione ha un Podcast per la condivisione della competenza sul tema.

Al pomeriggio viene introdotta la clinica da parte delle dottoresse Paola Molle e Chiara Taurelli sul tema del sostegno alla genitorialità come fulcro dell’intervento sulla famiglia adottiva in difficoltà. Il racconto di un caso molto complesso di una figlia adottiva di 12 anni con importante disregolazione emozionale con comportamenti distruttivi dimostra come un paziente lavoro con i genitori diventi base sicura tra ieri e oggi della storia della paziente e della famiglia.

La sintomatologia risignificata come comportamento difensivo da un “altro” abbandonico e minaccioso permette ai terapeuti e poi anche ai genitori di essere tutori di resilienza.

Paola Morosini